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Debian NON sta morendo

by on Apr.19, 2008, under giopas e dintorni, Linux

Qualche giorno fa ho letto dell’intervento di Lucas Nussbaun riguardo alle eccessivamente burocratiche procedure presenti nella comunità Debian per diventare sviluppatore. Come faccio ogni giorno nella mia rassegna stampa sull’opensource giornaliero… ho voltato pagina!

Ma ecco che oggi spunta l’argomento sulla mailing list italiana di Debian, che seguo quasi quotidianamente da più di due anni a questa parte (beh, per molti non è molto).

A questo punto non mi sono trattenuto dal dire la mia.

Riporto di seguito il mio contributo, che non vuole solo limitarsi a Debian, ma a come intendo io il rapporto tra open-source ed aziende.

Fonte

Debian, volendo restare il più possibile democratica in ogni scelta che fa, deve per forza far uso di complesse procedure “burocratiche” al fine di organizzare il lavoro.

E’ semplicemente il prezzo da pagare per poter funzionare.

Certo, tutto sarebbe più semplice con un “despota illuminato”, ma visto che ognuno pensa di poterlo essere, 5000 (a dir poco) despoti illuminati sono uguali a 5000 persone normali… e si ricomincia daccapo a dover fissare delle regole!

L’orizzonte del software libero, e di linux in particolare, sta fortemente cambiando, è vero: le imprese si stanno sempre di più avvicinando ad esso, ovviamente per questioni economiche, portando molti vantaggi in senso di interoperabilità e diffusione dei prodotti liberi.

Ben vengano dunque imprese come Canonical, Red Hat, addiritura Microsoft che assumono ed assumeranno (o potranno assumere) sempre più un ruolo fondamentale per molti di questi progetti/prodotti.

Ma è altresì importante che progetti come Debian continuino ad esistere e a svilupparsi, magari in parte più lentamente degli altri (anche se in realtà per Debian solo le nuove release sono lente, ma non si può dire certo che Debian non sia costantemente al passo con gli sviluppi del software libero!) perché in ogni caso – soprattutto in situazioni di crisi economiche (penso al 2001, alla fine del boom IT) – saranno loro a poter trainare il software libero, proprio perché slegate da logiche strettamente economiche/finanziarie.

Non sono un radicale o fautore del software libero, anzi dico:

1. grazie alle imprese private per l’interesse che stanno mostrando nel software libero e del vantaggio economico che ne stanno traendo (che è un vantaggio virtuoso per tutta la nostra comunità)

ma dico anche:

2. grazie a Debian e a tutte quelle comunità che intendono restare slegate dalle imprese private per la sicurezza che nel medio/lungo periodo ci offrono.

Debian non sta morendo, sta come è logico subendo la concorrenza – concorrenza che è sempre positiva (ad esempio prevedere una roadmap per le release è comunque importante per organizzare il lavoro – come per ogni progetto che si rispetti) – ma non morirà di certo a causa di essa, proprio perchè la sua struttura organizzativa non è legata al mercato economico.

L’unica “ragione di morte” di Debian possono solo essere le lotte interne: per questo esistono, sono state costituite, e devono costantemente essere adattate (e discusse) le regole che la governano.

(IMHO)

enjoy, ;)

giopas


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